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Film esperenziali, esperienze filmiche

Avere un lavoro, in particolare in quest’epoca, è un privilegio che non si discute. Il lavoro perfetto, se mai esiste, dovrebbe darti piacere nello svolgerlo e lasciarti del tempo (e dei soldi) per dedicarti anche ad altro. I miei orari di lavoro a Lisbona sono spesso incompatibili con quelli degli eventi che offre la città; qualche volta però capita che si finisca esattamente a un orario che ti permette di andare (un po’ correndo ok, un po’ a perdifiato) verso Il Museo del Cinema per godere di una proiezione con musica di accompagnamento dal vivo che si prospetta una bellissima esperienza. A volte le stelle si allineano in maniera favorevole e brillano come nella volta celeste che accoglie i futuri spettatori della Cinemateca portuguesa.

La réclame dell’evento prometteva una proiezione “d’epoca”. Il film era “Male and Female” diretto da Cecil B. DeMille, regista e produttore statunitense, del 1919 e nel 1919 i film muti venivano accompagnati da un’orchestrina che seguiva e a volte rincorreva scene e movimenti che il montaggio del tempo rendevano rapidi e spropositatamente scattanti.

Per farvi realmente capire, devo suddividere l’articolo e l’analisi in due parti o meglio prendervi per mano e farvi attraversare due piani, perché su questi due piani ho pattinato leggera godendomi ogni attimo. I due piani possono essere chiamati “piano dell’esperienza” e “piano del film in sé”.

Piano dell’esperienza 

Partiamo da una descrizione. Una sala, uno schermo e un pianoforte. Sembra una ricetta semplice, con pochi ingredienti ma basta subito stare là a immaginarseli per capire che manca qualcosa e quel qualcosa è l’umano. Aggiungiamo allora un bravissimo pianista, João Paulo Esteves da Silva, il cui più grande talento consiste nello scomparire, il gesto di chi dà avvio alla proiezione e il respiro di un centinaio di umani in attesa. Già il piatto comincia a farsi più gustoso. Quegli umani, compresa me, sono all’interno di una rappresentazione che finge un ritorno indietro nel tempo e che, tuttavia, ha qualcosa di assurdamente contemporaneo: è una vera esperienza immersiva e multimediale. Stimoli diversi, infatti, colpiscono lo spettatore: la musica del pianoforte accanto a lui, nella stessa sala in cui è seduto, che s’interseca perfettamente (così perfettamente che sembra che venga proprio da quello schermo di fronte a te!) con le immagini di un film di 100 anni fa (si può parlare allora anche di una multitemporalità).

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, si suol dire. E questa esperienza sembra proprio confermarlo. Ma come, vado a vedere un film del 1919 nel modo in cui si proiettava nel 1919 e mi ritrovo sparata in un 2019 (siamo là ormai) in piena regola? Mi ritrovo immersa in una realtà multimediale che mi circonda a 360 gradi facendomi uscire intontita come da una macchina del tempo inceppata? Cento anni fa sapevano già benissimo ricreare con semplici e pochi elementi un’esperienza immersiva in cui diversi canali e piani temporali e spaziali si incontravano in una sala. Rivivendo, oggi, la stessa esperienza ci rendiamo conto di aver solo inventato termini per definire una realtà che era già in pieno essere nei primi anni del Cinema. Sembra che la Storia dell’uomo e dei suoi strumenti non faccia mai salti sconvolgenti, ma segua una linea di piccoli o grandi miglioramenti di ciò che già esisteva. Nulla si crea, tutto si trasforma, evolve, migliora, cresce. L’immersività di oggi ci permette di vivere meglio l’immersività di ieri. E solo grazie alla consapevolezza. In quella sala, quando tutto stava per iniziare e poi anche mentre era in corso sapevo e capivo meglio di un uomo del 1919 la magia che stava accadendo. Oggi, abbiamo il privilegio di saper nominare quella speciale alchimia di sensazioni, in cui da sempre eravamo immersi senza accorgercene, che ci fa dimenticare la disgiunzione degli elementi (sala, piano, schermo) e ce li fa percepire come un’unità, una sola esperienza in cui tutti i nostri sensi sono messi in gioco.

Prima di passare al piano successivo, mi voglio soffermare su una cosa forse un po’ sentimentale, ma senza la quale non sarei qui a scrivere questo articolo: un tremolio. Del cuore. Degli occhi. Quando ho saputo della proiezione ho cominciato a sentire questo tremolio che è aumentato piano piano fino poi a raggiungere il culmine quando tutto ha avuto inizio. Mentre vivevo questo tremolio, che era un tremolio del cuore dato dall’emozione per quello che stavo vivendo (un rivivere un’esperienza mai vissuta in realtà, un tornare agli esordi, una nostalgia del mai vissuto), mi è ritornata in mente la vibrazione di cui parla Alessandro Baricco nel suo ultimo illuminante saggio “The Game”, in cui la rivoluzione digitale viene considerata una rivoluzione mentale prima di qualsiasi altra cosa. C’è un passo, nel saggio, in cui Baricco parla della prima volta in cui ha realmente percepito la differenza tra la tecnologia analogia e quella digitale, e quindi tra la cultura Novecentesca e quella successiva fino ai giorni nostri. E questa differenza risiedeva banalmente nel tremolio che i bordi di un film analogico avevano, assenti in quello digitale. Questo tremolio, questa vibrazione, viene assurta a una vibrazione dell’anima, fino a divenire l’anima stessa dell’esperienza analogica (l’anima del digitale si trova altrove, dice lo scrittore, ma per adesso a noi qui non interessa). Io, quella vibrazione, l’ho vista e tramite le note del pianoforte anche sentita; quella vibrazione, posso dire con tranquillità, è stato l’interruttore che ha dato inizio al viaggio immersivo nel tempo e nello spazio. La vera anima. Forse, era questo l’ingrediente mancante.

Piano del film in sè

Il film inizia con una sequenza esilarante di spiate: il giovanissimo servetto approfitta dei suoi compiti mattutini per spiare i gentiluomini e le gentildonne della casa che si risvegliano nei loro morbidi e voluttuosi letti; le didascalie presentano, con tagliente ironia, i padroni; poi, entra in scena il capo servitore che viene a rimproverare il giovane e con aria più nobile dei nobili comincia a servire, a pulire e a osservare. Osserva la bella figlia del padrone, altezzosa nei suoi modi aristocratici, che mette a paragone con la servetta innamorata di lui e ci vede qualcosa che a noi sfugge.

Un’amica viene a trovare la figlia altezzosa e le confessa un amore impossibile con lo chauffeur, preludio di un altro amore impossibile, al centro della storia.

Poi, i nobili vanno in gita in barca con tanto di servitù e naufragano su un’isola deserta. Qui, i ruoli si ribaltano, i padroni diventano servi e i servi padroni fino al ritorno nella progreditissima Londra…

Male and Female. Maschio e Femmina. Devo ammettere che è stato molto difficile cercare un senso, un motivo che spiegasse questo titolo nonostante le numerose citazioni bibliche del film dessero degli indizi. Pensavo, tra me e me, che avrebbe potuto intitolarsi “Ricchi e poveri” o “Padroni e servitori”, ma perché proprio “Maschio e Femmina”? Il film tratta della distinzione di classe e, più in dettaglio, di un amore impossibile perché tra ceti sociali differenti. Il proseguo del film ci dice chiaro e tondo che tale distinzione non solo non è naturale e frutto solo di una società umana e artificiale, ma che è estremamente labile e i suoi termini possono essere modificati da un cambiamento di situazione.

Nessuno può dire cosa ci sia in un uomo, mia Signora: se tutti ritornassimo alla Natura domani, lo stesso uomo potrebbe non essere un padrone – né lo stesso uomo un servo – la Natura deciderebbe la cosa per noi!

Essere ricchi o poveri, educati o rozzi, padroni o servi, insomma, non è qualcosa di scritto nella genetica di una persona, ma dipende da tante variabili situazionali e ambientali e, più ancora, dal destino. Ovvio, direte voi, ma forse tutt’oggi non lo è per molta gente e sicuramente non lo era per la famiglia di Lord Loam, convinta che se si nasce insetto non si può morire leone. Così, come Mortimer e Duke di Una Poltrona per Due, il destino si mette a giocare e a scombinare le carte in tavola: organizza un bel naufragio e si mette a osservare cosa succede. E quello che sembra venir fuori è incoraggiante e al contempo terribilmente frustrante: la Natura sa scegliere meglio di noi i “capi”. Il potere viene assegnato, per l’appunto naturalmente, a chi ha la capacità di sopravvivere. Il possesso dei segreti del vivere e di conseguenza della vita stessa diviene il requisito per divenire i primi. “Capo” coincide con “capace”, almeno nella primordiale Natura. Coloro che non erano capaci, finivano per servire al capo nel compiere le necessarie operazioni quotidiane. Questa naturale distinzione sembra essere stata corrotta dalla società umana; più l’uomo perdeva il contatto con la natura e si trovava sotto mano gli strumenti che con tanto sforzo avevano creato i veri primordiali capi, più facilmente anche i meno capaci riuscivano a capovolgere la situazione. Un gruppo di incapaci colonizzò le società umane, costruì scuole e sostituì alla capacità l’attestato di capacità.

È possibile, Ernest, che un laureato a Oxford sappia meno di un maggiordomo come tenere al caldo una donna?

è il rimprovero della Lady allo zio e il riassunto di tutto un mondo.

Proseguendo nell’analisi, però, tutto si complica e ogni mia intuizione viene scalzata da una nuova. Finora, infatti, anche nel mondo naturale rimane la distinzione tra serviti e servitori. Il fedele Chrichton, dolce e buono da servo, diviene in quell’isola un padrone a tutti gli effetti, pretendendo privilegi esclusivi. Coloro che mancano (di soldi, titoli di studio, capacità) sono destinati a essere, da qualche parte nello spazio e nel tempo, servi di chi possiede. Mi viene da pensare, dunque, che l’unica vera differenza sia tra chi ha e chi non ha, anche nella Natura. Per cui, la coppia Natura-giustizia e Società-disparità cui ero giunta non regge oppure, semplicemente, laddove c’è l’uomo ci sarà sempre una società che creerà disparità e differenza? La Natura esiste senza l’uomo, con l’uomo diviene Società; due nomi per indicare un’entità unica che cambia per la presenza o meno di un elemento. E allora, il film?

Dio in persona questa volta mi bussa sulla spalla e mi ricorda di questo fastidioso titolo…Maschi e femmine…

Dio creò l’uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò;

maschio e femmina li creò.

L’unica differenza che deve esserci, ci dice la voce tonante di Dio, è tra maschio e femmina, nessun possesso, ricchezza, titolo, conoscenza, capacità, solo maschio e femmina è l’unica differenza che tollero.

E dunque commettevo un errore. A dispetto della lunghezza (quasi due ore) e di tutti i sensi che quindi possiamo tirar fuori, è un film d’amore, Male and Female. La principessa e il servitore che alla fine si amano ma che non possono stare insieme perché la società è, sempre, laddove c’è l’uomo. Umanità e società coincidono e dove c’è l’uno ci sarà sempre l’altra e non importa come, per un gioco del destino, si mischiano le carte, re e servitori saranno sempre là a dare e ricevere ordini, in barba all’ordine divino. I re e i servitori di oggi, nella nostra civiltà, occidentale e progredita, possono chiamarsi con nomi differenti ma sono sempre là a ricordarci che le distinzioni sociali non possono scomparire. E una divinità a volte può anche venire a bussare, ricordandoci che l’unica distinzione è tra maschio e femmina, ma le occhiatacce dei nostri amici e familiari e i disagi cui si va incontro ci faranno ignorare quel toc tocpreferisco di no grazie… e solo chi ci ama davvero capirà e ci lascerà vivere il nostro ruolo nel grande spettacolo umano. In una simbologia tutta cristiana, presentissima nel film, Chrichton, maggiordomo e capo, amante e amato, rappresenta il primo Adamo da cui si origina la civiltà umana e il nuovo Adamo, il salvatore e colui che si sacrifica per il bene altrui.

La regia, la recitazione degli attori, la qualità delle didascalie e anche quel tocco estremamente kitsch della scena babilonese, che riassume tutta la storia di questo amore impossibile, rendono questo film un piccolo grande capolavoro, sconosciuto forse ai più e che vi ripropongo qui, per intero. Ok, la mia è una provocazione. Ve lo propongo sul serio il film, perché si trova gratuitamente su Youtube, tuttavia se mi avete seguito fin qui, scivolando anche voi da un piano all’altro, sarete consapevoli che parte della bellezza sta nell’esperienza e in quel tremolio che spesso si può vivere solo nel qui e ora e che spesso manca nella portabilità del sempre e ovunque cui ci ha abituato la nostra epoca.

 

Simo

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