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I Magnifici 7 di Bernard Herrmann

Din Don Dan

L’aria di Natale fa tanto Cartoni Disney, film di Frank Capra e CD di Michael Bublé. Tanto vale tornare sui passi delle mie compulsive liste dei GREAT COMPOSERS OF CINEMA (Leggere con l’enfasi di Foxy John quando urla “GUILERMO MATIOTTOUH”) pescando dal cinema classico. Steiner? Korngold? Naaaa, troppo zucchero per questi giorni già pieni di glutine. SMeglio affiancare al consueto pandoro il sinistro, il triggerante, il pietramiliaresco: il Bernard Herrmann!

 clap clap clap clap clap 

Ci sono delle prime volte che lasciano il segno. Chissà se Bernardo Ermanno (1911-1975) stesse realizzando di scrivere la storia quando alla sua prima prova cinematografica preparava gli spartiti per nientepopodimeno che Quarto Potere di Orson Bernard Herrmann hovistounfilm Welles. A quel punto il Canone già lo accoglie nella sua prestigiosa dimora. Per noi posteri però la cosa bella è che, pur Canonico, Hermann non ci suona come uno standard bloccato nella sua epocaorson-welles-e-bernard-herrmann-sul-set-di-quarto-potere-21007. A un certo punto della sua carriera egli è stato la scelta prediletta delle produzioni “ai confini della realtà”: thriller, gialli a nervo teso, fantascienza, horror, grandi avventure fantastiche…. aderendo alla proposta in celluloide, gli spartiti di Herrmann si sono concentrati nella trasmissione di terrore,  stupore, suoni da “altri mondi”, tensione insopportabile. Hermann si è dunque costruito la fama di “classico” in realtà prendendo spesso di traverso ciò che poteva apparire “istituzionale”. Sarà per questo che sembra invecchiato così bene. . Nei suoi pentagrammi hanno giaciuto le avventure di Verne, le prime note di The Twilight Zone, alieni in visita sul Pianeta Terra, sbandati col vizietto dell’omicidio…. e in parecchi casi a incidere era una particolare singola idea, fosse timbrica, dinamica etc, che assurgeva a protagonista della soundtrack. Pochi tocchi, assestati con la veemenza di Maciste.

A giovarne di più è stato grandissimo Alfred Hitchcock, di cui alcune pellicole ultra-famose sono anche ricordate proprio in virtù della loro musica, aderenti come la plastichina e la carta nelle confezioni dei salumi. In effetti bernard herrmann alfred hitchcock hovistounfilm colonna sonoraHitchcock non ha raccolto lo stesso status? Anche lui Classicone che ha preso il classico in agguato sferrandogli varianti imprevedibili? I due totem formarono una coppia vincente per 9 anni, fermandosi alle divergenze artistiche di Torn Curtain, e lì Herrmann diede sfoggio di una fama che nel suo ambito non era minore di quella del regista inglese nel proprio: “Hitch, a che serve che io faccia ancora delle cose per te? Avevo una carriera prima, ce l’avrò dopo.”

La settina che segue, stavolta, pende decisamente verso ciò che per me rappresenta quest’autore, ovvero la vena più esoterica di cui ho finora parlato. Ecco allora, in ordine cronologico, i 7 brani rappresentativi di Bernard Hermann, sì, ma soprattutto della sua Herrmannità più peculiare!

1. Prelude/Outer Space/Radar (1951)

….da Ultimatum alla Terra (The day the earth stood still), che, come ci hanno ricordato i mitici del CineBlog L’Ultimo Spettacolo nella loro bellissima chart sulla Fantascienza , è uno dei classici del genere, diretto da Robert Wise. Come rendere la presenza aliena sul nostro pianeta? La scelta di Herrmann ricade sul theremin, lo strumento elettronico creato una trentina d’anni prima da Lev Sergeevic Termen. Tra le sue sinuose spire, la melodia principale è al tempo stesso arcaica e avveniristica, ma soprattutto spettrale. Non meno suggestivo il loop strumentale che gli fa da sfondo; mi ricorda tanto i suoni dei computer immaginati dai visionari della fantascienza di quegli anni. Meno peculiare la seconda parte della traccia, “Radar”, che però evoca un certo nervosismo grazie a un pianoforte ostinato.

2. The Undersea Forest (1953)

La mia suddetta intenzione di riferirmi a “un certo” Bernard Herrmann mi porta alla meno scontata di queste 7 magnifiche tracce. Trattasi di uno dei brani di “Tempeste Sotto i Mari” di Robert Webb. Il titolo originale “Beneath the 12-mile Reef” più o meno fa pensare a Jules Verne e al suo universo subacqueo. La sfida principale, per Herrmann, era propio ricreare le atmosfere sottomarine. Gli viene allora in testa una delle sue grandi trovate, e convoca ben nove, NOVE, arpe – che si sa – quando suonano sembrano un gran gluglugluglu liquido. Messe assieme hanno un effetto avvolgente, che ha beneficiato anche di una registrazione in stereo, al tempo tutt’altro che ovvia. Le partiture di Herrmann per le arpe non sono per niente banali, e il brano proposto non è solo arpeggi veloci, ma gli strumenti fanno un po’ di tutto, fino a creare quel che si dice “un ambiente sonoro”. Degli ottoni molto scuri si insinuano a un volume più basso, e sembrano proprio delle creature pericolose in agguato tra le alghe. Testolina d’un Herrmann: è interessante vedere come per “Viaggio al Centro della Terra” (1959, Henry Levin)  si rivolga invece a un granitico organo.

3. Prelude and Rooftop (1958)

….da La Donna che Visse Due Volte, capolavoro di Alfred Hitchcock. Il titolo originale del film, Vertigo, allude alle vertigini che assalgono il protagonista in seguito a un trauma. Ma la vertigine è anche la spirale di mistero in cui egli si ritrova coinvolto, anzi, catturato. Il preludio inizia immediatamente con le brevi scale ascendenti e discendenti che, ripetendosi in loop, identificano chiaramente il senso di una spirale. La bellissima orchestrazione contribuisce certamente al fascino e alla misteriosità della traccia. Alla fine, nel frammento Rooftop, ecco un altro significato dato all’arpa: stavolta le cascate velocissime, insieme ai fiati stonati, rendono il senso di confusione di John Ferguson aggrappato a una grondaia, in preda al panico

4. Intrigo Internazionale (1959)

Si cambia registro! Già l’anno successivo esce un altro super-classico di Hitchcock, dove più che al mistero si dà voce alla frenesia. North By Northwest è infatti una pietra miliare dei film d’azione col fiato sospeso. Herrmann si adegua, e a parità di strumentazione, confeziona stavolta un banger incalzante  e teso che richiama la fuga costante di Roger Thornhill. Un’altra musica particolarmente famosa della filmografia di Hitchcock, anche se la regina assoluta arriverà con….

5. Psycho (1960)

….Psycho! Mi sbaglio se dico che è la soundtrack horror più miliare di sempre? E se puntassi più in alto, dicendo che – almeno per residenza nella memoria collettiva – è LA soundtrack per eccellenza? Per una presenza così ingombrante val bene barare, così propongo una speciale suite che comprende varie tracce dell’OST ufficiale. Salta all’orecchio la caratteristica principale di tutta la colonna sonora, ovvero l’essere affidata a soli archi! Per assicurare il ritmo che conviene a un ladro in fuga, essi vengono picchiati con colpi secchi e perentori. La tensione è alle stelle col tema principale del brano, ma ovviamente il protagonista vero della suite si trova al minuto 4:32, ovvero la traccia The Murder,  che fa da sfondo alla più che celebre scena della doccia. Hitchcock la voleva muta, la voleva. Herrmann sbarella invece di violini stuprati ai piani alti della tonalità, per poi farli affondare alle note bassissime: l’omicidio è stato compiuto.

6. I Nervi a Pezzi (1968)

1968: un’altra era per il nostro, che si è lasciato alle spalle la fertile collaborazione con Hitchcock, il quale desiderava ormai soundtrack più “pop” per ringiovanire il proprio cinema. Hermann, dal canto suo, continua a far faville, lusingato com’è da registi del calibro di Truffaut e De Palma. Twisted Nerve è firmato Roy Boulting. Narra la storia di un ragazzone diviso tra infantilismo e odio latente che, in balia del manifestarsi di squilibri psichici, uccide laggente. Dove c’è sangue, Bernard Herrmann si mette il bavero e si lecca i baffi, lo sapete. Il tema principale, basato su un fischiettio spensierato, è una maniera sarcastica di commentare la velleità assassina di Martin Durnley, ma può riferirsi anche alla sua natura di Peter Pan. Certo, è un altro colpo di classe, deliziosamente orchestrato specialmente nella seconda parte della traccia. A questo punto, non posso  tacere sul perché noi tutti conosciamo questo brano… non certo per il film di Boulting! Piuttosto, per il suo utilizzo da parte di Mr. CopiaIncolla Quentin Tarantino (semper laudatus sit, eh), in Kill Bill Vol. 1, laddove una bella infermiera ha in serbo una terapia, ovviamente chiamata morte. E tutti noi a fischiettare

7. Taxi Driver (1976)

Capisci a volte quanto è importante una firma solo guardandone la filmografia; Bernard Hermann: primo film a essere composto – Citizen Kane. Ultimo film prima di morire – Taxi Driver. Non è solo la fama del film di Martin Scorsese a far svettare la relativa soundtrack tra le sue migliori. Egli infatti riesce benissimo nell’intento di declinare i suoi tocchi di stile (la melodia ricorda proprio Nervi a Pezzi) in salsa urbana/alienata. Batteria scrosciante & fiati laconici,  jazz da bar & tensione incipiente, Sax solo & violini romantici, Il fascino della città & la dark side che vi si nasconde. Soprattutto per Taxi Driver consiglierei l’ascolto integrale su album, per la sua varietà che rende gustoso il track by track. Gli altri brani infatti esplorano ancora più sfumature, citando gli standard sonori polizieschi a modo proprio.

Un finale troppo triste, il fuoriclasse che se ne va con uno dei suoi migliori lasciti? Facciamo allora che la prossima tappa del mio tour musicale toccherà un compositore vivo e vegeto, anche se ormai vecchiotto: Howard Shore!

Kalos!

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4 risposte a "I Magnifici 7 di Bernard Herrmann"

  1. Intanto grazie per la citazione😉
    Poi che altro aggiungere? Nulla visto che hai già detto tutto tu!
    Come hai fatto notare, quando uno inizia la carriera con la partitura di Quarto potere e la finisce con quella di Taxi driver, c’è poco altro da aggiungere (considerato peraltro tutto quello che ci sta in mezzo)!!

    Piace a 1 persona

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